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Egidio Migliorin nato a Saletto (Padova) il 24.09.1925.

Viene arruolato il 7.06.1943 a Brescia nel 3° Reggimento Bersaglieri nel quale prestò servizio per 7 anni con l’incarico di motociclista. Dopo il servizio militare per emigrazione si trasferì a Latina dove fu il terzo fornaio in attività nella sua bottega in Via Vittorio Veneto. Iscritto all’ANB dal 1961 ricoprì l’incarico di Consigliere Segretario Provinciale profondendo amore e dedizione assoluta all’Associazione. Dopo la sua morte avvenuta nel 1974 a soli 49 anni, la moglie Agnese e una delle figlie, Maria Josella, hanno continuato l’opera associativa di Egidio al quale la Sezione di Latina, in segno di riconoscenza, ha dedicato il proprio Labaro.

 

Ardigò Finestra nato a Todi (Perugia) nel 1917.

E’ stato combattente nella seconda Guerra Mondiale sul Fronte Greco nel 2° Reggimento Bersaglieri, meritando la medaglia di Bronzo al Valor Militare con la motivazione:

Ardito animatore dava costante esempio di serenità e di sprezzo del pericolo alla testa del suo plotone, sosteneva brillantemente l’urto di ingenti forze avversarie, rimanendo in posto anche quando veniva investito sul fianco da armi automatiche nemiche che producevano gravi perdite. In seguito ad ordine di ripiegamento, lasciava per ultimo la posizione, continuando a tenere l’avversario sotto il lancio di bombe a mano. Prima di allontanarsi, raccoglieva la cassetta porta munizioni di un caduto e mentre si accingeva a raggiungere il suo plotone, cadeva gravemente ferito in terreno avversario.

Sitaria (Fronte Greco), 17 novembre 1940 

Labaro Storia

Anticamente il labaro, definito Stendardo di Costantino, era caratterizzato dalla sigla monogrammatica del nome di Cristo o corismo figura. Aveva la forma di un vessillo con asta traversa da cui pendeva un drappo purpureo quadrato al vertice era il chrismon circondato dalla corona d’alloro. L’origine del labaro deriverebbe  dall’apparizione a Costantino di una croce nel cielo di Gallia con le parole  «vinci con questo»; secondo Lattanzio  dal sogno avuto da Costantino alla vigilia della battaglia risolutiva contro Massenzio su ponte Milvio.

Un vessillo di forma simile nel Medioevo fu l’insegna dei cavalieri e Comuni d’Italia.

La bandiera fu adottata con Regio Decreto di Carlo Alberto dell'11 aprile 1848.

I bersaglieri, in quanto ordinati al livello massimo di battaglione, non avevano né potevano avere la bandiera, affidata soltanto ai reggimenti. Non la ebbero nemmeno alla fine del 1870 quando i loro battaglioni furono ordinati in Reggimenti. Si ritenne, forse, che essa con le sue dimensioni, impedisse all’alfiere di sfilare di corsa alla testa del reggimento. Quando, infatti, si giunse il 19 ottobre 1920 a consegnare anche ad essi il drappo tricolore, si ricorse al labaro col quale la corsa si effettuava agevolmente.

Il 7 giugno del 1938, infine, il labaro venne sostituito dalla bandiera nazionale, adottando un “formato ridotto” che offrisse meno resistenza al vento nella corsa. Con l'avvento della Repubblica, il “formato ridotto” lasciò il posto al “tipo unico”. L'alfiere dei bersaglieri, tuttavia, ha continuato a sostenerla in modo da farla sventolare in alto, visibile da lontano a tutto il reparto,  così come fanno oggi le Associazioni Combattentistiche e d’Arma in luogo della bandiera.

 

MONUMENTO AL BERSAGLIERE

La necessità di realizzare, nella nostra città, un monumento in onore dei Bersaglieri  fu discussa molte volte in Sezione ma l'impossibilità di autofinanziarsi, visti i considerevoli costi per la sua realizzazione, condusse l'allora nostro Presidente di Sezione Bers. Raffaele Panarelli, ad intraprendere una costante opera di sensibilizzazione nei confronti dell'Amministrazione Comunale tanto che l’allora Sindaco di Latina, Sen. Ajmone Finestra già Ufficiale dei Bersaglieri, ne promosse la sua realizzazione.

Fu così che con la collaborazione di un apposito Comitato costituito per l’occasione, composto dall’Ing. Adelino Varsalona, dallo stesso Presidente della Sezione A.N.B. di Latina Bers. Raffaele Panarelli, dal sig. Miltiadis e dal sig. Antonio Ragonese, si volle portare a termine l’iniziativa.

Con grande spirito bersaglieresco furono reperiti i contributi volontari, elargiti da parte di privati cittadini e da associazioni, che ne consentirono la realizzazione.

Il monumento alto  circa tre metri, è opera dell’insigne scultore arpinate Giuseppe Ranaldi.

La statua in bronzo è poggiata su un basamento di travertino, donato dalla Damiani Marmi e raffigura un bersagliere,  con il torso nudo,  che tiene ben alta, nella mano destra, una bandiera sventolante e nella mano sinistra il fidato “moschetto”. Sullo stesso basamento compare, sempre in bronzo, il logo di specialità del Corpo dei Bersaglieri e sulle tre facciate delle didascalie che riconducono alla nostra storia ed al modo di essere bersagliere:

sentinella della patria e della pace

piume al vento squillo di fanfare corsa verso la gloria

audacia impeto bellezza eroica

In questo modo lo scultore volle associare alla figura del bersagliere il senso di forza che, nella sua tradizione e storia, per l’audacia più volte dimostrata ne è stato un degno rappresentante.

Il 30 settembre 2001, nell’area giardino di Piazza Roma, con i rappresentanti della Sezione A.N.B. di Latina schierati con i Labari veniva inaugurato alla presenza del Ministro Maurizio Gasparri, del Sindaco Ajmone Finestra, propugnatore dell’iniziativa unitamente al Presidente della Sezione A.N.B. di Latina Bers. Raffaele Panarelli, nonchè  della Medaglia d’Oro al Valor Militare Luigi Ferraro, delle autorità principali e della cittadinanza tutta, il rappresentativo ed unico monumento al Bersagliere della città di Latina.